Anniversario 50 anni Meneghetti, Bòcolo, Storia di Venezia

Buon Bòcolo con la storia d’amore Vulcana e Tancredi

Buon Bòcolo, quest’anno virtuale, con il desiderio di rivederci presto anche con le promozioni per il nostro 50° anniversario.

Buon Bòcolo 2020 da Meneghetti, l'orafo di Venezia - Festa 25 aprile San Marco

La tradizione di Venezia vuole che il 25 aprile, nel giorno dedicato a San Marco, il Bòcolo sia offerto a fidanzate, mogli, ma anche alle mamme, nonne, sorelle e in genere a tutte le persone a cui si vuole bene.

L’usanza nasce dalla leggenda di Maria, detta Vulcana per la folta chioma fiammeggiante, figlia del Doge Angelo Partecipazio, che si innamorò ricambiata del giovane Tancredi.

Il sentimento dei due giovani era osteggiato dal padre di Maria, che non avrebbe permesso un tale matrimonio. Maria chiese allora a Tancredi di andare a combattere contro gli arabi in Spagna con l’esercito di Carlo Magno, per guadagnare fama: il padre così non avrebbe più potuto opporsi al loro amore. Tancredi partì e si coprì di gloria in guerra.

Un triste giorno arrivarono a Venezia alcuni cavalieri francesi che erano stati guidati dal paladino Orlando. I cavalieri cercarono Maria per annunziarle la morte di Tancredi: colpito dal nemico, era caduto sanguinante sopra un rosaio. Prima di spirare, aveva colto un fiore e pregato l’amico Orlando di portarlo a Venezia alla sua amata Maria. Maria prese la rosa tinta ancora del sangue del suo Tancredi e restò muta nel suo dolore. Il giorno dopo, festa di San Marco, fu trovata morta con l’insanguinato fiore sul cuore.

Da quella volta il Bòcolo viene offerto alle donne nel giorno di San Marco quale simbolo d’amore vero, imperituro.

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Testo adattato da fonte Wikipedia

Sport a Venezia, Storia di Venezia

Programma Regata Storica 2019, tra Disnar e benedizione dei gondolini, regate, sfide ed eventi collaterali

regata storica 2019 gioielleria venezia by menghetto orafo di venezia barca con i cavalli.jpg

Il programma della Regata Storica 2019 prevede una ricca proposta di eventi collaterali. Il tutto prende avvio venerdì 23 agosto con Disnar e avrà il suo epilogo domenica 1 settembre in Canal Grande con il Corteo Storico e le regate di Voga alla Veneta. 

Qui www.regatastoricavenezia.it per approfondire la storia della Regata. Le prime testimonianze risalgono alla metà del secolo XIII. L’Albo d’Oro della Regata Storica, con tutti i risultati dal 1841, è curato dalla Città di Venezia www.comune.venezia.it.

PROGRAMMA 2019

Venerdì 23 agosto

Disnar per la Storica

Una grande diffusa festa della “venezianità” (mappa) all’insegna della condivisione, della convivialità, ma anche della voga alla veneta e della tradizione. Manifestazione organizzata dalle associazioni cittadine e dalle remiere, con la participazione dei regatanti, il Patrocinio del Comune di Venezia e in collaborazione con Veritas e Vela spa www.disnar.it.

Giovedì 29 agosto

Benedizione dei gondolini

Ore 18.00, Campo della Salute – Corteo acqueo in Canal Grande, presentazione degli equipaggi, benedizione delle fasce e delle imbarcazioni (ore 17.00 Ritrovo in Erbaria a Rialto – ore 17.30 partenza corteo).

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Domenica 1 settembre

Corteo storico-sportivo

Dalle ore 16.00 sfilata lungo il Canal Grande di imbarcazioni storiche con figuranti in costume, gondole e imbarcazioni delle associazioni remiere di voga alla veneta. Percorso: Bacino di San Marco, Canal Grande, Rialto, Ferrovia e ritorno lungo il Canal Grande fino a Ca’ Foscari.

La Compagnia L’arte dei Mascareri personalizzerà una imbarcazione del Corteo della Regata Storica 2019. Sarà decorata e allestita con opere in cartapesta e cuoio secondo il sapere artigiano e l’antica arte dei Maestri Mascareri veneziani.

Regate e sfide

Ore 16.30 Regata de le Maciarele e de le Schie su mascarete a due remi riservata a ragazzi. Categorie: Maciarele Senior (fino a 14 anni), percorso da Punta della Dogana a Ca’ Foscari; Schie (fino a 10 anni), percorso da Rialto a Ca’ Foscari; Maciarele Junior (fino a 12 anni), percorso da San Stae a Ca’ Foscari.

Ore 16.50 Regata dei giovanissimi su pupparini a due remi con percorso dal Bacino San Marco, Canal Grande, giro del paleto all’altezza di Ca’ Farsetti e arrivo a Ca’ Foscari

Ore 17.10 Regata delle caorline a sei remi con percorso dal Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto all’altezza di San Marcuola), ritorno lungo il Canal Grande e arrivo a Ca’ Foscari

Dopo il passaggio delle caorline (3°/4° posto) e dopo il passaggio dei gondolini (finale): Sfida Remiera Internazionale delle Università su galeoni a 8 remi tra l’equipaggio delle Università Ca’ Foscari e Iuav di Venezia e le squadre delle Università di Trento, della Suzhou Vocational University e della University of Wien. Percorso: da Rialto a Ca’ Foscari

Ore 17.40 Regata delle donne su mascarete a due remi con percorso dal Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto all’altezza di San Marcuola), ritorno lungo il Canal Grande e arrivo a Ca’ Foscari

Ore 18.10 Regata dei gondolini a due remi con percorso dal Bacino San Marco, Canal Grande, Rialto (giro del paleto all’altezza di San Marcuola), ritorno lungo il Canal Grande e arrivo a Ca’ Foscari

Eventi collaterali

26 Agosto – 2 Settembre, Canal Grande – Ca’ Vendramin Calergi, The Twin bottles: message in a bottle di Helidon Xhixha e Giacomo “Jack” Braglia. Installazione artistica a cura della Fondazione Gabriele e Anna Braglia.

Venerdì 30 agosto, ore 18.00, Ateneo Veneto (Campo San Fantin), Sala Tommaseo. Aspettando la Regata Storica (ingresso libero), una festa antica e autentica: l’impegno dei protagonisti. Evento dedicato ai “protagonisti”, campioni e campionesse non più in attività, e altri personaggi benemeriti della voga e delle tradizioni lagunari che contribuiscono alla conservazione di una così caratteristica espressione della venezianità. Introduzione storica, scene di vita “da regatanti” immortalate in film famosi, interventi di Gianpaolo Scarante, Claudio Carrettin, Giorgio e Maurizio Crovato, Carlo Montanaro.

Sabato 31 agosto, ore 16.30, Murano, Canal Grande (da fermata Museo a Ponte Longo). Memorial Bruno Fusato Signoretti: sfida su caorline tra i Vigili del Fuoco della Città di Venezia e della Città di New York

Domenica 1 settembre, dalle ore 12.00, Pescheria di Rialto. Festa dell’Anguria, cibo e musica assistendo alla Regata Storica. A cura dell’Associazione Rialto Mio

Domenica 1 settembre, dalle ore 16.00, in Canal Grande: Concerti per la Regata Storica. Campo della Salute: concerto del Coro Serenissima. Campo San Stae: concerto della Banda Musicale di Tessera.

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La Regata Storica è partner della campagna di sensibilizzazione del Comune di Venezia #EnjoyRespectVenezia.

Eventi a Venezia, Storia di Venezia

Festa del Redentore 2019: programma, storia e informazioni per la sicurezza

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PROGRAMMA 2019

Il programma della Festa del Redentore di Venezia prende avvio in Bacino di San Marco sabato 20 luglio. Alle ore 19.00 ci sarà l’apertura del ponte votivo di 350 metri composto da 34 barche. Per due giorni collegherà le Zattere con Chiesa del Redentore alla Giudecca. Alle ore 23.30 inizieranno i foghi per un meraviglioso spettacolo pirotecnico che andrà oltre alla mezzanotte.

Domenica 21 luglio sono in programma le Regate del Redentore lungo il Canale della Giudecca. Ore 16.00 Regata dei giovanissimi su pupparini a 2 remi. Ore 16.45 Regata su pupparini a 2 remi. Ore 17.30 Regata su gondole a 2 remi. Prima di cena, alle ore 19.00, Santa Messa Votiva presso la Chiesa del Redentore.

Qui il programma completo con eventi ed iniziative diffuse tra la Città d’Acqua e la Terraferma.

STORIA E TRADIZIONE

La Festa del Redentore è l’evento più adorato dai veneziani. La tradizione risale al 1577, cioè l’anno nel quale terminò la devastante pestilenza che ridusse la popolazione di circa il 30%. La gioia del popolo veneziano fu tanta e il Senato incaricò il Palladio di erigere un tempio a Cristo Redentore che fu terminato nel 1592. Il voto, proclamato l’8 settembre 1576 dal Doge Alvise Mocenigo nella Basilica di S. Marco, prevedeva che «ogni anno, nel giorno che questa città fosse stata dichiarata libera da contagio, Sua Serenità et li successori suoi anderanno solennemente a visitare predetta chiesa, a perpetua memoria del beneficio ricevuto». La tradizione popolare si è tramandata fino ad oggi nella festa che raccoglie già dal pomeriggio del sabato le imbarcazioni nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. Le barche vengono addobbate con frasche, palloncini e luci colorate e dall’acqua, ma anche dalle rive e dai balconi dei palazzi, si attendono i foghi gustando i piatti della tradizione veneziana.

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Joseph Heintz il Giovane – Processione del Redentore. Venezia, Museo Correr

MAPPA DELLA SICUREZZA

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SICUREZZA: MISURE E CONSIGLI

A TERRA

Il ponte votivo è chiuso al flusso pedonale a partire dalle ore 22.45 di sabato 20 luglio e per tutta la durata dello spettacolo pirotecnico. Sono previsti varchi d’accesso alle aree adibite al pubblico, con controlli dell’Autorità di Pubblica Sicurezza. Dalle 19.00 all’interno di tali aree è vietato introdurre contenitori di vetro, lattine e altri oggetti potenzialmente pericolosi. Tali aree sono soggette limiti di capienza, per ragioni di sicurezza: l’accesso potrà pertanto essere precluso e il pubblico deviato in altre aree. È severamente vietato sostare all’interno dei corridoi e delle aree di sicurezza. L’attraversamento è consentito solo attraverso i varchi segnalati. Potranno essere istituiti sensi unici per il flusso pedonale. E’ raccomandato l’arrivo e il posizionamento in adeguato anticipo. Sono sconsigliate le zone di maggiore affollamento a chi ha ridotte capacità motorie, a chi utilizza carrozzine o passeggini, … Lungo le rive della Giudecca è stata realizzata una linea di demarcazione continua di colore giallo. Essa delimita, nello spazio tra la stessa e la riva d’acqua, il posizionamento delle tradizionali tavolate in attesa dei fuochi e per garantire uno spazio libero per i flussi pedonali tra la linea gialla e gli edifici

IN ACQUA

È severamente vietato ormeggiare e sostare all’interno dei canali d’esodo di emergenza e di sicurezza; in questi ultimi ed è vietata altresì la navigazione dopo le 22.45, fino al termine dello spettacolo. Dopo le ore 21.00 è vietato l’attraversamento dell’Area di Rispetto dei Fuochi. I natanti in arrivo dal ponte votivo potranno posizionarsi solo nelle aree di competenza a questo limitrofe, così come quelli in arrivo dal Canal Grande e dal canale di San Marco. Si raccomandano a tutti i natanti il posizionamento in adeguato anticipo, le opportune attrezzature per l’ormeggio e le dotazioni di sicurezza, nonché un deflusso prudente al termine della manifestazione. Si ricorda che il Codice della Navigazione punisce il conducente in eccesso di consumo di bevande alcoliche.

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Fonti:

Storia di Venezia

Ori, argenti e preziosi a Rialto: la Serenissima e il Fondaco dei Tedeschi a Venezia

C’è un luogo a Venezia che per molti secoli è stato centro di primaria importanza economica. Un luogo che ha ospitato merci preziose e mercanti di ori e argenti.

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Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto – Fondaco dei Tedeschi da nord del Ponte di Rialto (1735)

Il Fondaco dei Tedeschi nacque a Rialto per volere della Serenissima come sede di scambio e stoccaggio delle merci per gli Alemanni. A dire il vero gli orefici in Venezia iniziarono ad operare prima, sembra dal 1015 e come citati nelle convenzioni fra il doge Ottone Orseolo e gli Eracleani.

Proprio a Rialto gli orefici si svilupparono, grazie all’abbondanza di materie prime che provenivano dalle miniere del centro Europa e al ruolo dei Tedeschi. Infatti, nell’area di Rialto la presenza dei Tedeschi (che includevano anche gli Austriaci, i Boemi e gli Ungheresi) era già stata censita ai tempi del Doge Domenico Morosini tra il 1148 e il 1156.

La storia del Fondaco dei Tedeschi nasce nel 1222. In quell’anno la Serenissima aveva acquistato dalla Nobile famiglia Zusto il terreno presso Rivoalto per far sorgere un Fontego destinato a case dei Mercanti di Nazionalità Allemanna e deposito doganale delle loro mercanzie. “Fonticum Comunis Veneciarum ubi Teitonici hospitantur”, ovvero come “Fondaco della Comunità Veneziana, dove i Tedeschi rimangono”.

Il primo Fondaco dei Tedeschi fu progettato da Abilinus Teutonicus, architetto tedesco assunto dal governo veneziano. La struttura ospitava permanentemente oltre 100 mercanti tedeschi. La Repubblica di Venezia assunse nelle proprie mani la direzione del Fondaco mediante i nobili funzionari amministrativi chiamati Visdomini. Essi furono uno dei primi uffici istituiti dalla Serenissima per il controllo delle merci in entrata ed uscita. Dal 1268 avevano la competenza sul Fondaco dei Tedeschi, soprintendevano tutti i negozi della casa di commercio, esercitavano potere disciplinare, riscuotendo i canoni per importazioni ed esportazioni.

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Nel celebre quadro Miracolo della Croce a Rialto, dipinto nel 1494 da Vittore Carpaccio, sulla destra si scorge la forma medievale quattrocentesca del Fondaco dei Tedeschi

I mercanti Tedeschi, in attesa di scendere al Fondaco di Rialto, avevano a Treviso i loro magazzini di terraferma. Le merci scendevano dalla direttrice Ampezzana-Belluno-Feltre e dalla Valle dell’Adige per Trento e Primolano. Tra le altre vie per scendere fino in Laguna di Venezia, l’Allemagna partiva da Innsbruck e oltrepassava Sterzino, Brunico, Dobbiaco, Ampezzo, San Martino, Ospitale, Santa Croce, Serravalle, Conegliano, Treviso e quindi Mestre e Venezia. Oppure seguivano la Via di Tarvisio che andava ad Aquileia e Palmanova provenendo dalla Croazia e dall’area Balcanica.

Per comprendere l’importanza economica del Fondaco dei Tedeschi, verso il 1472 il volume d’affari si aggirava attorno al un milione di ducati annui.

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Nella famosa Carta di Venezia del 1500 di Jacopo de Barbari si vede il Fondaco prima del grande incendio del 1505 e della ricostruzione

Dopo il devastante incendio del 1505, con gran solerzia di tempi il Senato della Serenissima diede incarico di rifare il Fondaco a Gerolamo Tedesco.

Va sottolineato che tra i mercanti d’Oltralpe c’erano due nette distinzioni. Da una parte i Tedeschi da Norimberga e dalla Germania Alta provenienti da Norimberga, Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, Magonza, Francoforte, Lubecca e città limitrofe. Dall’altra c’erano i Tedeschi quelli della Germania Bassa provenienti da Colonia, Ratisbona, Augusta, Ulma, Costanza, Vienna, Linz, Gmunden, Salisburgo e Lubiana.

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Nell’immagine Domus Germanorum Emporica Venetiis, realizzata nel 1616 dall’incisore tedesco Raphael Custos, si può notare com’era l’attività nel cortile del Fondaco

I metalli preziosi del Fondaco erano di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’economia veneziana. Basti pensare che la Zecca veneziana nel XV secolo coniava fino a due milioni di monete all’anno tra ducati d’oro e d’argento. Nel 1773 gli orefici e gioiellieri erano 415, i tiraoro e battioro 476, i diamanteri da tenero 75 e quelli da duro 26.

Con l’occupazione di Napoleone dal 1806 il Fondaco dei Tedeschi divenne dogana e poi sede delle Poste Italiane agli inizi del Novecento. Di recente è stato oggetto di una completa ristrutturazione che lo ha trasformato in un centro commerciale di lusso.

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Fonti

  • “I Visdomini del Fontego dei Tedeschi”, Tesi di Laurea di Silvia Pazzaglia
  • “Verso una forma collettiva della città”. Svenja Klett, Università di Edimburgo
  • stedrs.blogspot.com
  • Wikipedia
Storia di Venezia

Tra Rialto e San Marco: oro, gioielli e orefici nella tradizione di Venezia

La tradizione orafa veneziana è tra le più famose al mondo. La sua antica storia si snoda tra Rialto e San Marco lungo un percorso che rende Venezia unica al mondo.

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Parlare di oro e preziosi a Venezia ci porta in primo luogo nella Basilica di San Marco, alla gigantesca Pala d’Oro che misura 348×140 centimetri. Si tratta di un grande paliotto in oro, argento, smalti e 2000 pietre preziose che adorna l’altare maggiore della Basilica.

La meravigliosa opera orafa di arte bizantina raffigura gli eventi della vita di Cristo e di San Marco. Venne ordinata dal doge Pietro Orseolo I negli anni 876-878, in seguito fu arricchita dai dogi Ordelaf Falier nel 1105 e poi da Pietro Ziani nel 1209. Dopo quasi 500 anni, grazie all’artista Giampaolo Boninsegna, dal 1345 assunse la forma tramandata fino ai giorni nostri.

A Venezia veniva importato e lavorato tantissimo oro. La Zecca veneziana nel XV secolo coniava fino a due milioni di monete all’anno tra ducati d’oro e d’argento. In origine aveva sede a Rialto e fu trasferita a San Marco nel 1277.

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Rialto era la zona strategica per le lavorazioni artigianali, il commercio e la formazione, tanto che la Scuola degli Orefici si nota ancora oggi in Campo di Rialto Nuovo. Nel testo del Tassini si ricorda quel lontano 23 marzo 1331, laddove il Maggior Consiglio aveva ordinato che gli orefici non potessero aver bottega, né mercanteggiare in lavori d’oro e d’argento in luogo diverso dall’isola di Rialto. Il luogo esatto era la Ruga dei Oresi che il Sabellico (De Situ Urbis), parlando di questo tratto di città, lo vorrebbe chiamare “degli Anelli”, pei molti anelli che vi si fabbricavano.

Gli orefici in Venezia fiorirono fino da tempi antichissimi, trovandosi in una carta del 1015, ed in certe convenzioni fra il doge Ottone Orseolo e gli Eracleani, sottoscritti alcuni aurifices. Tuttavia si ridussero in corpo soltanto nel 1300, come nota il ms. d’Apollonio Dal Senno. Essi erano uniti ai Gioiellieri, avendo per colonnello anche i Gioiellieri da falso, ed i Diamanteri, e riconoscendo per protettore S. Antonio Abbate, a cui, sul disegno di Girolamo Campagna, eressero in chiesa di S. Giacomo di Rialto un magnifico altare, con prossimo sepolcro, il diritto al quale fu loro accordato il 9 aprile 1601 col patto che offrissero ogni anno due pernici al doge nel giorno di S. Stefano.

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Chi voleva essere ammesso a quest’arte, dalla quale erano assolutamente esclusi gli Ebrei, doveva subire una prova della sua idoneità al ramo del lavoro prescelto. Nel 1693 i rami erano i seguenti: legature di gioje alla Veneziana ed alla Francese; catenella d’oro; filigrani, catena d’oro massiccia; argento alla grossa, come coppe e bacini, calici, ed altri arredi sacri; posate, minuterie, bottoni di filo; sbalzo a ceselli. Dovevasi affaccettare il diamante, il cristallo di monte, il rubino, lo smeraldo, ed il granato, fondendosi a luto ed a staffa, dipingendosi a smalto, ed intagliandosi a bolino.

Nelle statistiche veneziane del 1773 gli orefici e gioiellieri erano 415, i tiraoro e battioro 476, i diamanteri da tenero 75 e quelli da duro 26. Gli oresi veneziani erano particolarmente specializzati nella realizzazione di monili con la tecnica della “filigrana”, detta appunto opus veneciarum o meglio opus venetum ad filum o ancora de opere venetico ad filum, con la quale fabbricavano manini o entrecosei (intrigosi), collane e bracciali composti di minute maglie d’oro.

La produzione era molto fiorente sia per l’esportazione e sia per il consumo interno: oltre ai monili femminili, gli oresi curavano anche la produzione degli arredi sacri delle chiese e i suppellettili destinati alle case patrizie (vasellame, posate, ecc.); spesso essi erano anche armaioli, fabbricando pugnali e scudi di grande valore. L’Arte eccelse anche nel taglio del diamante, capacità espletata dai diamanteri con tecniche raffinate, più tardi copiate ed infine adottate dagli olandesi. Per la cronaca, fu proprio un diamanter veneziano, tale Ortensio Borgisi, che tagliò “a rosa” il famoso “Gran Mogol”, pietra scoperta alla metà del ‘600.

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Fonti